Gianfranco mio e nostro,
ti facevo compagnia mentre su un grande sasso, una pietra dei Berici, piantato davanti alla chiesetta dei fanti di Agugliana, sopra Montorso, realizzavi con martello e scalpello l’immagine della Madonna con il Bambino.

Non ti sapevo così’ abile anche nella scultura.

Mentre il bassorilievo prendeva forma scattavo qualche foto e tu, come sempre nel tuo carattere buono e generoso, mi dicevi: “Guarda che non sono un artista da immortalare per la storia….”.

Passa poca gente, sulla strada che contorna il lago che nel tempo lontano stava alto sulla collina, tra Gambellara, Selva di Montebello e Santa Margherita di Ronca’, poi su, al Pian Grande della Calvarina.

Ma un contadino solitario, di quelli che coltivano le viti pregiate di uve bianche, durello e recioto, è uscito da una casa lontana dalla chiesetta,  richiamato dai colpi decisi del tuo artistico lavorare sulla pietra.

“Chi zelo quello li? e cosa falò qua? la cesa la zè dei Fanti De Montorso! ma lo salo el presidente dei Fanti?”.

Tutto d’un fiato gli ho detto di te e dell’incarico che avevi ricevuto proprio dall’Associazione Combattentistica dei Fanti:

“Lo scultore si chiama Gianfranco Consolaro. E’ un artista di Arzignano che dipinge, disegna, scrive, suona e canta. E’ presidente del coro dei Crodaioli dove dona la sua bella voce di basso.In quasi cinquant’anni di concerti e di prove è stato assente solo due volte, quando sono morti i suoi genitori.

Guardi bene e ricordi questo incontro perché è davanti a un uomo unico al mondo”.

Suonava mezzogiorno dal campanile della piccola chiesa di Agugliana e la delicatissima immagine di Maria con il Bambino Gesù splendeva nel sole.

Grazie, Gianfranco, fraterno e indimenticabile amico, grazie, il tuo Luciano Birolli anche a nome di tutti i Crodaioli che hanno avuto la gioia di vivere il tuo sorriso e la tua travolgente generosità.

Gennaio 2015

 

Il saluto di Bepi
alla fine della Santa Messa
mattina del 2 gennaio 2014

La strada che da Campodalbero sale al rifugio Bertagnoli, per noi La Piatta, ha due ampie curve chiamate con i nomi delle fiabe di lassù. Sono come due terrazze aperte sulla Valle, per rassicurare il cuore davanti alle Lobbie, a Cortesàni appena sotto, Marana, la Contrada dell’acqua ciara là in fondo, verso Bolca, Durlo, e ancora il Gramolón, il valico della Scagìna per Frasèle. E Campodalbero, dolcemente adagiato sul limite dei prati che Ezio Stocchiero, con il Cai di Arzignano, era riuscito a trasformare in brevi e fantasiosi campi di sci con un allegro impianto di risalita. Dalla seconda curva, la strada entra nella Foresta di Giazza: un’armonia di faggi, di betulle, con pochi abeti e qualche larice.
Da giugno a settembre c’è un inebriante profumo di ciclamini fino allo slargo luminoso della Piatta e il Rifugio. Lo spazio della nostra passione montanara, della nostra poesia respirata nel sorriso e nella semplicità. Dove si sono formati I Crodaioli come coro del CAI, dove Gianfranco è entrato con delicatezza dopo aver tanto cantato in questa chiesa con la veste bianca dei Pueri Cantores.
Gianfranco, non Franco, ci diceva la mamma che aveva bella voce di soprano, che a Thiene era stata voce solista a Natale nel canto della Nina: “Gianfranco, si chiama Gianfranco, il mio ragazzo che mi allieta il tempo suonando la chitarra”.

Poi la strada sale ancora, tra rocce incerte e baranci, i pini mughi, elastici e solenni. Gianfranco partiva, anche in solitudine, o insieme a pochi amici del CAI, con il suo zaino di generosità e di amore dicendo “in montagna, chi porta magna”.
E dispensava serenità, intelligenza, arguzia, felicità, nobile allegria tra i silenzi del vento. In quasi cinquant’anni di coro, di prove, di concerti, è stato assente solo quando è morto il papà.
E quando l’abbiamo voluto presidente, si schermiva con la timidezza dei buoni, con la riservatezza della nobiltà. Pochi di noi sapevano che gli piaceva l’immagine della Parete, dello scalatore solitario con l’anima carezzata dal vento mentre le campane riempiono il cielo. Le campane di Arzignano, ricordate anche da Rigoni Stern che qui ha vissuto per quasi due anni subito dopo la guerra.
Gianfranco sapeva della Fonderia dei Cavadini di Verona: “Fanno miracoli d’armonia”, diceva.

Oggi è qui con noi padre Piero, il nostro ideale assistente spirituale: penso che nessun coro di ispirazione popolare abbia un assistente per la fede e la speranza.
Per questa liturgia da lui presieduta abbiamo voluto fare un grande coro di amici che a Gianfranco cantino la riconoscenza. “Dobbiamo intonare E canterà più alto delle stelle” ha proposto qualcuno di noi, “dobbiamo stargli intorno con la divisa del coro”. Ma quale divisa? ne abbiamo cambiate tante, lungo gli anni… e sempre con quel desiderio di libertà che si leggeva anche negli occhi accesi e sereni di Gianfranco. Ma il cappello degli alpini? Ma la preghiera che ricorda “le nude rocce e i perenni ghiacciai?”.
Tenerezze, certo, ma accogliamo il suo desiderio, ora. Facciamo suonare le campane con l’accompagnamento organistico di Francesco Finotti che con noi ha registrato proprio in questo duomo solenne il disco dei Salmi. Gianfranco ha fatto parte del gruppetto dei solisti che intonava “Cantate lodi al Signore, egli è buono”, mentre il coro rispondeva “eterno è il suo amore per noi”.

“Vorrei che si intonasse la Parete, quando toccherà a me”, confidava al suo più vicino nel coro, Bepi Mezzaro. Chissà, forse per le campane alte sulla torre di pietre, forse per cantare le torri delle Dolomiti, delle montagne tanto amate lungo gli anni, nella vita di lavoro e di saggezza, di onestà e di donazione.

Grazie amici che oggi siete venuti anche da tanto lontano.
Alcuni sono arrivati già ieri che era Capodanno, e nella sera hanno detto tante Ave Maria in questa chiesa dove Gianfranco cantava i fioretti di maggio con la veste bianca e un bellissimo ciuffo di capelli castani.
Magari poi canteremo anche Signore delle cime.

Ma intanto diciamogli grazie con i suoni che invitano alla speranza, alla consolazione.